Deh! chi potrà giammai cantando, Amore,
Narrar qual fosse allor quel dolce bene
Ch'io gustai teco? e quante or l'aspre pene
Ch'io porto, e tu il sai ben, sempre nel core?
Non potrò, lasso! io già; ché quando fuore
La voce mando, accompagnata viene
Da sospir tanti, che tacer conviene
E pianger per pietà del mio dolore.
Ma chi intender lo brama in parte almeno,
Si pensi di veder quanta beltade,
Quanto ben cape in intelletto umano,
Quante fur mai virtù per nulla etade,
Quanto il ciel vide mai chiaro e sereno,
E di tutto esser poi privo e lontano.