Quante grazie degg'io, celeste scorta,
All'alta tua bontà render sovente
Che in me frenasti quella voglia ardente
Di gir sopr'Arno ove pietade è morta!
Di gir sopr'Arno, ove dolor riporta
Del suo chiaro valor l'ardita gente
Dall'empie fere, in cui sono oggi spente
Le virtù vere e chi la gloria apporta.
Or poi che lunge al gran periglio fui
Fra le galle campagne, o sommo Giove,
S'io 'l riconosco ben, tu vedi il core.
Donami forza ancor, ch'io possa altrui
Con l'opre e con lo stil, che da te muove,
Come tu dentro il sai, narrar di fuore.