Quante io veggio di qua lagrime, ahi quanta
Doglia, quanti sospir che mandan fuore
Gli occhi piangenti, e l'affannato core
Di quella, ohimè? che la mia cetra canta!
Deh! non piangete più, sacrata Pianta,
L'alma onorata, ch'or dal suo Fattore
Gode contenta nell'eterno onore
L'alta virtù della sua luce santa.
Or non turbate omai tanta dolcezza,
Ché il soverchio dolor lassù le spiace,
E danna il troppo amor, che a ciò vi mena.
Vinca in voi la ragion quella tristezza
Che vi dà il sangue e la pietà terrena;
Né vi dispiaccia in lei quel che a lei piace.