Se quei tristi pensier, che del mio core
S'han fatto albergo già molti anni e molti,
Talor sentissi con dolcezza vòlti
A non sempre recarmi ira e dolore;
Forse che ancor vedrei con largo onore
E quinci e quindi caramente accolti
I rozzi detti miei, ch'or son sepolti
Tra sdegni, cure, affanni, odio e timore.
Arno forse talor, forse il Mugnone,
Dopo mille altri suoi contar porìa,
Senza vergogna avere, anco il mio nome.
E 'l buon gallico Re forse a ragione
Con l'onorata man mi cingerìa
Del poetico allôr l'inculte chiome.