Donna gentil, ne' cui begli occhi ascoso
Il mio felice cor lontan si giace
In sì sicura, in sì tranquilla pace,
Che simil non fu mai mondan riposo;
L'antico albergo suo tristo e noioso
Già per antica usanza oggi gli spiace,
E il nuovo nido or gli diletta e piace,
Sì che a me richiamarlo omai non oso.
Fermino i cieli il lor volubil corso
Per cui ciò ch'è mortal cangia il suo stato,
Ch'or manca, or cresce, or si solleva, or cade;
Poiché il mio cor con tanti affanni è corso
Per così lunghe e faticose strade
Al più perfetto fin d'esser beato.