Sonno, che spesso con tue levi scorte
Scioi da me l'alma peregrina e snella,
E la ne porti desïosa a quella
Che la fa ne' suoi danni ardita e forte,
Poi che sol nel tuo regno ha dolce sorte,
Menane omai l'oscura tua sorella;
Ché s'altrettanto ben si trova in ella,
Nullo stato gentil s'agguaglia a morte.
Allor non temerìa che 'l nuovo sole
Sgombri i suoi beni, e turbi ogni sua pace,
O la ritorni in questo carcer cieco.
Lungamente vedria quanto le piace,
Sempre udirìa le angeliche parole,
Che più dolce sarìa che l'esser teco.