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1495–1556

SONETTO.

Luigi Alamanni

Tosto ch'io vidi, Amor, l'aurate chiome, Il cui vago splendor fa invidia al Sole, Chinai le spalle qual uom vinto suole Alle tue faticose e dolci some.

Quando pauroso e intento ascoltai come Suonan quaggiù l'angeliche parole, Quelle dentr'al mio cor leggiadre e sole, Scrissi dintorno al tuo sacrato nome.

Allorch'audace molto e poco accorto Mirai le chiare luci, io stesso avvolsi L'alma con laccio d'amorosa fede. Questi tre bei guerrier m'han preso e morto;

Questi al tuo regno, ond'io mi dolgo e dolsi, Recan sovente dolorose prede.

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