Quando io veggio il villan con larga speme,
Che con l'aratro in man pungendo i buoi
Riga i suoi campi, per versarvi poi,
Quand'è 'l tempo miglior, l'amato seme;
Sospiro, e dico: Oimè! costui non teme
Né l'Ispan, né 'l German, ch'ai danni suoi
Venghin rabbiosi, com'han fatto a noi,
Doglioso esempio di miserie estreme.
O ben culto terren, vivi beato
De' dolci aurati fior sicuro all'ombra:
Che null'altro che 'l ciel potrà noiarti;
Né quello anco il farà, ché tanto è grato
Di Francesco il valor per quelle parti,
Ch'ogni sospetto di là su ti sgombra.