Sacrata aurora, che l'aurato crine
Di un bel candido vel t'hai fatto adorno,
E di purpurea veste hai cinto intorno
Le chiarissime membra e pellegrine:
Già ti veggio io che ne dimostri il fine
Dell'ombra oscura, e rappresenti il giorno.
Già richiami le genti a far ritorno
Delle sue cure alle pungenti spine.
Già veloce e crudel m'apporti l'ora,
Che tôr mi dee dal mio più caro amico,
Dal più fido e gentil che scorga il Sole.
Pur me stesso conforto, ahi lasso! e dico:
Ben tosto il rivedrò dove dimora,
Quel glorïoso Re, che il mondo côle.