Quante io trovo campagne, piagge e monti
Quinci, alle valli e ai colli rassomiglio
Che la città del pio purpureo giglio
Cingon dintorno con l'erbose fronti.
Quanti onorati fiumi, rivi e fonti
Rigar veggio il terren verde e vermiglio,
Quasi l'Arno e il Mugnon, con lieto ciglio
Gli accolgo, e chiamo a consolarne pronti.
Quante io scorgo di qua donne e donzelle,
Mi par Silvia veder tra Cintia e Flora
Con quante ivi ne son leggiadre e belle.
Così trapasso il duolo ad ora ad ora;
Pur vo biasmando le mie crude stelle
Che dal mio vero ben mi tengon fuora.