Deh che caldi sospir, che amari pianti
Sento e veggio talor così lontano
Della mia Flora, poi che lassa in vano
Tien di me intenti i duo bei lumi santi!
Deh che preghi amorosi e quali e quanti
Con sembiante divoto, umile e piano
Porge ora al ciel, che con pietosa mano
Ne salvi al porto da perigli tanti!
Lasso, ch'entro al pensier grave dolore
Del pianger pio, del suo temer cortese
Porto assai più che de' miei lunghi danni.
Quella pietà (chi il crede altri che Amore?)
In cui mai sempre fur mie voglie intese,
Più che altrui crudeltà, mi porta affanni.