Quandunque io sento in me nuovo dolore,
Ché il sento notte e dì, che il cor m'assale,
Solo un rimedio truovo al mio gran male,
Che i dogliosi pensier pasco d'errore;
Torno meco a contar l'antico onore,
Che mi fe il Cielo allor più che mortale,
In farmi voi veder, Pianta immortale,
E nudrir l'alma in sì soave odore.
Poi fra me dico: forse al tempo vegno
Ov'io deggio incontrar tutte compiute
L'alte avventure nostre, e non le scerno.
Son presso forse, e già ne veggio il segno,
Ché or si spoglian dal gel l'alpi canute,
E 'l mio bramato april discaccia il verno.