Quinci cantando e ragionando andai
Alla bell'ombra della pianta mia;
Quinci la vid'io star leggiadra e pia,
Dolce ascoltando i miei amorosi lai.
Quinci la scôrsi io tal, che sempre omai
Salda, scolpita in mezzo all'alma fia;
Né rivolger di ciel, né sorte ria
La potranno indi trar per tempo mai.
Lasso! all'albergo mio soletto torno
Senza la scorta di quei rami ornati,
Che sì contento mi condusse allora.
Fermo il pensiero, e mi rivolgo intorno;
E ben riveggio il pian, le valli, i prati;
Ma non la fronde, oimè, che m'innamora.