Posciaché il mio bello Arno udir non puote
(Colpa d'altrui, non sua) qual è il mio duolo,
Durenza, or ch'io son qui doglioso e solo,
Odi almen tu le mie gravose note.
Non bagna onda fra noi, né Sol percote
Piagge più liete sotto a questo polo
Di quelle, a cui fuggendo ognor m'involo
(Cotal volge Fortuna le sue ruote).
De' più dolci occhi, che pietà giammai
Chiari, leggiadri e bei volgesse intorno,
Perch'io mora lontan, son fatto privo.
Dal cor più fido e di virtù più adorno
Che mai scaldasser gli amorosi rai,
Teco piangendo, allontanato vivo.