Quanto mi doglio, ohimè! trovando l'orme
Che dolcemente già cantando impressi
Con quella Pianta e con quei rami stessi
Prodotti al mondo da celesti forme!
Quanto mi doglio, ohimè! sentendo tôrme
Dal gran sostegno mio, ch'io solo elessi,
Che il fior della mia vita in mano avessi
Per poi nel terzo ciel beato porme!
Lasso! ch'io torno il volto ai lidi toschi,
Ogni dolcezza mia lasciando indietro,
Ove il gallo terren la Senna irrora.
Gite, o rime dolenti e pensier foschi:
Dite a chi 'l sa, come piangendo ognora
La guancia inondo, e 'l tristo core impetro.