Occhi, piangete, ché languendo giace
La bella donna che si sta lontana.
Ohimè, il leggiadro vel, che dolce e piana
L'aspra ventura vostra al mondo face!
Or dal caldo or dal gel non trova pace;
E quella vista che in un punto sana
Qualunque incontra infermitade umana,
Aitar non puossi e di dolor si sface.
Ahi ria fortuna, e perché in me non viene
Qual sente affanno? e le mie stelle fide
Tornin quanto mai fur liete e serene!
Del mio mal nessun piange, e 'l ciel sen ride;
Ma non pur l'alto duol ch'ella sostiene
Lei sola e me, ma mille amanti ancide.