Skip to content
1495–1556

SCENA V.

Luigi Alamanni

Non è la prima volta, che per gli altrui fatti i proprii Miei ho lasciati, e 'l farò sempre: nulla ripentomene, Ché per gli amici, più che per sé stessi, nascono gli uomini, E chi altrimenti volesse fare, le bestie brutte imita.

Io dovea staman ritrovare un che vien di Sicilia, Il quale mi ragguagliasse come van certi negozii Ch'io lasciai in Palermo, e già passati cinque anni sono, In mano di miei giovani, e' quai benché ver me si dimostrino

Assai fedeli, pur quei che lontan, com'io, dimorano, Né han l'occhio, che spesso come van le cose esamini, Fan de' buon rei; ché le comodità ci persuadono Spesso a far quello, che di far prima giammai non pensavasi.

Or basta che per fornir ciò che Simone ha pregatomi, Ho trascurato il mio, e che molto importa: or eccolo, Che a punto sarà venuto per la risposta intendere. Simon, Dio ti dia pace.

Mal me la può dar, Geri mio. Come, che cosa è nata? si farà, ché recoti Di quanto m'imponesti ch'io facessi novelle ottime. Che Bonifazio del tuo parentado è contentissimo,

Rimette in me la dote, et io son poi informatomi Della qualità, di che noi cerchiamo che sia tuo genero; Che son queste: egli è a suo padre prima obbedientissimo, Pensa a le cose di casa, è vigilante a quelle di fuori,

Non giocò mai, veste modesto, non va dietro a femmine, Dilettasi di cose gravi, co' vecchi assai pratica, Gli seguita volentieri, e tiene a mente ciò che dicono. La suocera è buona donna, in casa molto pacifica,

Sta a le chiese lungamente, et è tutta data all'anima, Et è di quelle alfin, che agevolmente si guadagnano. Tanto, ch'io ti prometto ben, che la nostra Verginia Sarà in poche ore del tutto padrona assoluta.

Io ti ringrazio, Geri; e ti arò obbligo perpetuo Di quanto hai fatto infin ora; ma se tu mi ami, accingiti Ad impresa che mi sarà molto più profittevole, Che altra che mai ne facessi; e pur sono innumerabili,

E di questa più adagio parlerem, quando tempo sia. Comanda pure, e dimmi il tutto sanza cerimonie. Geri mio, io son il più disperato uomo che fosse già mai. E che cosa t'è da due ore in qua nata?

Dirottelo: Il peggio che avvenir possa a un padre. Come? Ippolito Non sta bene?

Benissimo, e molto più che non merita. Perché, Simone? Perché l'ho trovat'il più scorretto giovane, Più disonesto, infame, ingannator, pien di perfidia,

Che fosse mai né sentito, né veduto tra' Tartari. Che ha fatto, chi ha ucciso? Me, lasso, e la pace mia. De la pace tua non so già; ben te veggio sanissimo,

Di che Dio ringrazio; ma guarda pure, che a te medesimo Tu stesso non faccia mal con l'immaginazion propria. Con l'immaginazione eh? Qual adunque è questo scandolo?

Dimmel, ti prego, e tosto, acciò ch'io possa qualche utile Consiglio, o pur aiuto darti. Io ho quasi a narrartelo Per lui vergogna.

Dimmel, se tu vuoi. E la collera Anco m'impedisce. E questo non mi par, or perdonami,

Da savio come tu sei. In queste avversità simili, Geri mio, si perde ogni discorso e ogni pazienzia. Non si perde, ché si ricorda quanto sia scambievole

L'opera della fortuna, e come agevolmente ingannasi Chi troppo di lei si fida, e dell'uom troppo promettesi. In questo ho io ben fallito, che mi prometteva d'Ippolito Ogni bene, et ho trovato alfine ch'una trista femmina

Ha comperata oggi, e come sua propria moglie tiensela. Ha fatto altro? E questo, oimè! Geri, ti par che poco sia? Anzi mi par troppo, e degno veramente di biasimo,

Di riprensione, di gastigo, di vergogna fargliene, Acciò che non s'avvezzi; ma s'all'età sua consideri, Non è gran cosa, ché i naturali istinti n'inclinano A queste voglie, e l'occhio dell'intelletto n'appannano.

In te, in me, in ogni vecchio ben saria miracolo, Ch'aviam provato tutto, e freddi aviam gli spiriti. Sì, ma non t'ho io detto ancor, ch'ingannato ritrovomi Di dugento ducati.

E questi per una volta sola Si può perdonare, e guardarsi poi, ma ben mostrarsegli In viso crucciato. In viso? di ciò ti assicuro io bene,

Che non avrò fatica a farlo, perché mille secoli Ch'io vivessi, e mille, don vo' mai più innanzi vedermelo, E 'l vo' discreditare, e lasciar tutto a Virginia. Tu non dirai poi così domani.

Sì, dirò, promettoti. Perché vuoi tu in così estrema disperazione mettere, Per error non però grandissimo, un tuo figliuolo unico, Che potrebbe a la guerra, o in qualche strana parte andarsene,

Ove lasciasse la vita? e sai tu com'è agevole Un giovane inesperto e delicato a tosto perdersi? Che vuoi tu dunque? ch'io gli perdoni, e peggio facciami Domani? a fin ch'io resti poi vituperato e povero?

No, ma lasciami un po' ben governar questa materia, E farò in modo, che tutto si salverà; ma contami Chi sono i compagni e segretari suoi? Tonchio è per uno,

L'altro Attilio. Quel giovane che sta qui vicino a noi? Figliuolo di Susanna? Quello; e l'altro è una Flamminia,

Che sta lì in quella casa, e mena tutta questa pratica, A quel ch'io penso; e la sua favorita Flora chiamasi, E n'ha pagati danari ad un ruffian ch'è di Napoli: Questo è quanto io ne so.

Ei basta questo solo: or lasciami Parlar a Flamminia, ch'a quel c'ho dir uditone, È, secondo il mestier, da ben donna, e pochi giorni sono Mi richiese ch'io l'aiutassi in suoi bisogni, e fecilo,

Sì che ogni volta mi saluta lieta, e mi ringrazia: Ancor Attilio mi pare un tanto discreto giovane, Che non doverà lasciar, s'io 'l prego, di consigliarmene. Tu farai quel che vorrai, ma certo il maggior servizio,

Che far potessi a questa vicinanza, e a me proprio, Saria di far che tutti due insieme banditi fussero Di Fiorenza, perché l'una è pur alfin trista femmina, L'altro è uno sviato, che fa sol quel d'altrui spendere.

E se ciò, Geri, n'avvenisse, io crederei che Ippolito Ritornerebbe a buon camino, onde sviato trovasi Da le male compagnie. E questo anco far potrebbesi;

Ma lascia prima informarmi, e davanti che sera sia, T'arò dal cor tolta, a Dio piacendo, questa molestia: Non ti affligger, di grazia, fa' buon animo, confortati. Farol quanto io potrò, e 'n casa mia men'andrò per ora.

Sarà ben fatto, acciò che senza cercarti ritroviti. A Dio, e mi raccomando, Geri. Simone, a Dio.

Cookies on Poetry Cove

We use cookies to remember your language preference and — only with your consent — to learn how Poetry Cove is used. You can change your mind any time.
SCENA V. · Luigi Alamanni · Poetry Cove