Che di' tu, Agata, de lo star sì lungamente Attilio A venirmi a vedere? che soleva già sei volte al meno Visitarmi per giorno, e star dell'ore quattro, anzi più Sanza partirsi, et or due dì ben grandi passati sono,
Che non lo vedemmo. Dico, che ti fa il dovere, Flamminia, E fa il ben tuo, da poi che tu sciocca, non credendomi, T'avveggia con l'esperienzia almeno del senno tuo.
E che senno mio? Del senno che in vano cerco di metterti. Quante volte t'ho io detto, che per voi altre i giovani Son pericolosi e dannosi, e più di tutti i poveri,
E quelli o che son belli, o che di esser troppo si stimano? Perché quei non han che dare, e questi di beltà pagano, E sono poi cagione spesse volte di infiammar l'animo Di voi miserelle, come a te avviene, onde ne nasce
Tutte le rovine del mondo, e che vi fanno perdere Ogni ventura, e fan che i buon colombi si disviano. Per qual cagione? Però che i più ricchi si sdegnano
Di vedersi lasciati, e che tutti i favor sieno di un solo. E come doviamo dunque fare? Come fanno i principi, Che fan buon viso a tutti, e secondo i gradi accarezzano,
Come quei, che di ogn'un fan capitale, e fin al popolo Minuto ha la sua parte di essi, e così si contentano, E chi mette per lor l'avere, chi la vita, e chi l'anima Più volentieri che sia possibile, e n'han somma gloria.
Ove s'e' guadagni, gli onori, et i favori si volgessero Tutti ad un solo, ne avrebbono gli altri sdegno e fastidio. Io vo' che tu intenda, che le cortigiane son simili Ad un castello, ove quando gli inimici si accampano,
Bisogna più di un uomo a guardarlo, benché fortissimo. Pensi tu che possa bastare un solo a' bisogni tuoi? Se non fusse già un di quei che chiamano Cresi, o Darii? Adunque tu vorresti ch'io lasciassi andare Attilio?
Sì, e s'io potessi, mi vanterei poscia, che ricchissima Ti farei tosto. Io nol potrei mai fare, e vorrei povera Morir più tosto. E che son le ricchezze che si adunano
Sanza contento? Son quelle che fan poi che gli uomini Ci vengon dietro volentieri, e che ci stimano et amano, E donan da vantaggio, perché il suo splendor l'opera.
E vedi s'egli è ver, ch'un soldo sol si dona a' poveri, Et a' più ricchi di mano in mano si cresce il numero. Questa è sentenzia da vecchi. Egli è ver, perché i giovani
Non son sì saggi. Et un altro segreto ti voglio io dire, Che le cortigiane devrien dare il piacere, non torselo, Perché han per arte, non per passatempo, Venere. Faremo adunque, come i sarti, calzolari, et artefici,
Che van tutti stracciati e scalzi, e gli altri sì ben vestono. Deh perché non è in te il mio sapere, o in me le bellezze tue, Ch'io farei al mondo tutto, non che a le compagne, invidia? Or non più. Ma come vuoi tu ch'io abbandoni Attilio,
Al quale sono obbligata molto, e ch'è il sostegno di noi? Noi siam forestiere, ove pochi sono che ci conoschino, E sai che chi ci ruba pensa fare una limosina; Et ei ch'ha mille amicizie, e mille altri mezzi e pratiche,
Ci tien difese da molti assalti di questo popolo. Ei non è ricco, e non ha da donarmi; ma i buon servizii, Che fanno i poveri spesso, quanto i ricchi don vagliono. Poi per quel ch'io sentito abbia, ei non è però sì ignobile
Come è stimato, benché egli abbia poco favorevole La sorte per ora; e quantunque sien cose da ridere, Pur mi ha detto che pochi mesi sono un buono astrologo Avendogli affermato come in breve gli pronosticava
Gran bene insperato, et esso poi a Susanna dicendolo, Ella ridendo rispose, che l'aveva per certissimo Che stesse pur lieto, e che vita tenesse onorevole, Praticasse coi nobili, e si vestisse animo nobile,
Che col tempo ricchezze e beni non gli mancherebbono. E gli disse ella altro? No, ma ben da le parole sue, O che ella abbia gran tesoro ascoso si può comprendere,
O che il voglia lasciar erede suo qualche uomo ricchissimo. Deh come volentieri si crede quello che si desidera! Pasciti di questo fumo, che lasci il tuo fuoco spegnere. Questo fumo sarà un dì fiamma; e se pur no, contentomi
De la speranza. Or corri un poco, Agata mia, e cercalo, Tanto ch'il trovi in ogni modo, e digli insieme e pregalo Che non manchi di venir qui per cosa necessaria, Ch'io dirò a lui più a lungo.
Ecco che io vo. Dunque sollecita.
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