Or ch'ei sen'è andato, e' mi bisogna raccor l'alito,
E pensar tutte le cose, e ben poi discorrere.
Perché danar d'altri, che da Simon, trar non si possono;
Et ei, benché non sia de' più astuti che si trovino,
Egli è pur vecchio molto, et ho sentito dire ch'il diavolo
È savio, perché ha vivuto assai; poi sendo avarissimo,
E avvezzo a esser sempre ingannato, tien sempre carica
La balestra contra i nimici; oltra ciò ben conoscemi,
E da me si guarda, sì ch'ei sarà pur malagevole,
Con tutti i disegni nostri, disproveduto corcelo.
Or sia come Dio vuole, l'imprese tentar si convengono.
Io gli dirò ch'ei non bisogna. Non: se ne accorgerebbe subito.
Ch'un mercante vuol fare un partito... nol crederà mai.
Che diavol farò adunque? O Giove, o Venere, o Mercurio!
Io l'ho trovata, io l'ho trovata, e senza dubbio sia tale,
Che il mio vecchio ne arà piacere, e 'l mio padrone Ippolito
Sarà contento, perché arà la sua Flora in dominio;
Et io ne avrò la mia senserìa. Or dunque restami
Di far prima l'accordo col ruffiano, e dar dentro.
Io sento aprir la porta di qui presso: forse Attilio
Esser potrebbe, che mi verrebbe a proposito.
E' non fu esso, ella è Flamminia, et ha in compagnia l'Agata.
Io me ne vo' fuggire, che non mi facessin tempo perdere.