Ringraziato sia Dio, pur mi è dinanzi al fin levatosi,
Ch'io possa sfogar il mio gran diletto e gloriarmene:
Che trionfi di Scipione e Paolo Emilio?
Fur nulla a ragguaglio di quel che veramente io merito.
Perocché non fu giammai Serse, non fu giammai Annibale
Sì valoroso nell'arme; com'è nell'avarizia
Simone il mio vecchio, né fu mai tanto inespugnabile
Siracusa, Numanzia, Sagunto, né Cartagine,
Com'è la borsa sua, e pur vittoria oggi riportone.
L'allegrezza m'ha fatto dotto e tornarmi a memoria
Quei bei nomi famosi e quelle belle storie,
Che io ho veduti ne' panni d'arazzi che si vendono.
Deh dove potrei io ora incontrare il nostro Ippolito,
Ch'io vorrei ch'ei mi onorasse e mi stesse inchinevole
Davanti e reverentemente mi rendesse grazie;
Fussimi fatta come a buon salvator de la patria.
Statua dorata, concessi come a Villo i pifferi.
Or eccolo ch'ei viene a tempo, per dargli ogni mia gloria.
Ma vogliomi prima aver piacer degli affanni suoi.