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1495–1556

SCENA IV.

Luigi Alamanni

Ringraziato sia Dio, pur mi è dinanzi al fin levatosi, Ch'io possa sfogar il mio gran diletto e gloriarmene: Che trionfi di Scipione e Paolo Emilio? Fur nulla a ragguaglio di quel che veramente io merito.

Perocché non fu giammai Serse, non fu giammai Annibale Sì valoroso nell'arme; com'è nell'avarizia Simone il mio vecchio, né fu mai tanto inespugnabile Siracusa, Numanzia, Sagunto, né Cartagine,

Com'è la borsa sua, e pur vittoria oggi riportone. L'allegrezza m'ha fatto dotto e tornarmi a memoria Quei bei nomi famosi e quelle belle storie, Che io ho veduti ne' panni d'arazzi che si vendono.

Deh dove potrei io ora incontrare il nostro Ippolito, Ch'io vorrei ch'ei mi onorasse e mi stesse inchinevole Davanti e reverentemente mi rendesse grazie; Fussimi fatta come a buon salvator de la patria.

Statua dorata, concessi come a Villo i pifferi. Or eccolo ch'ei viene a tempo, per dargli ogni mia gloria. Ma vogliomi prima aver piacer degli affanni suoi.

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