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1495–1556

SCENA IV.

Luigi Alamanni

Simon, son un vostro antico servitor detto il Pentola Cartolaio, e a vender libri pienamente attendomi; Fo piacer ad ogniun di quel ch'io posso, e sempre pratico Con buon compagni, de' quali è la bottega accademia,

E di quei c'han poche faccende. Or te porti il Diavolo. E che vuoi? Non vuol cosa alcuna. Io vengo ora a te: aspettami.

Non vo' cosa alcuna? io ho pur aver gli scudi quindici, Tonchio, che tu debbi. E perché te gli debbe, dimmelo? Per certi libri ch'io gli ho venduti, non sono anco due

Ore passate, e sono in casa vostra. E quanto costano? La salute stessa non mi salverebbe: orsù, Pentola, Vattene.

Io dico, che costano? Trenta scudi, ond'io quindici Ne ho soli. E quanti son?

Dugento pezzi. È possibile che così poco costino? Io n'ho tal mercato fattogli

Per amor vostro, ché le fibbie molto più vagliono. Che libri sono? Di più sorte: i paladini tutti vi sono, Che un sol non ne manca; e poi mill'altre storie piacevoli

Da passar tempo a veglia. A veglia? O Tonchio viziosissimo, Questi son quei libri di tanto valor, di tanta grazia Per me, per mio figliuolo, e per tutta la nostra progenia?

In questo hai spesi i miei dugento ducati? or credimi, Ch'in mille doppi gli pagherai, e dentro ad una carcere Morrai di fame. Che bugia troverai verisimile A questa com'all'altra? avrem noi qualche nuova balia,

Che sia di Mugello, o di Val d'Arno, e mi faccia credere Che i miei danari sien raddoppiati? Simon, perdonatemi, Ché più tosto vorrei i libri e la bottega perdere,

Ch'avervi fatto adirar. Io non ho con teco collera, Ma con quel tristo e ladro di Tonchio. Egli è già fuggito,

E me ha lasciato ne le peste. Ma Simon, ditemi, Chi dee pagarmi? Va' pur a lui, ti prego, e non rompermi La testa.

Così farò, e col buon giorno omai restatevi. A dio. Che farò? or ch'io son più che chiaro d'Ippolito, Caccerollo di casa, mai più nol vo' vedere, e restisi Esempio degli altri scelerati, che i padri ingannano.

Vadasene in esilio pur nudo, negletto e povero: Non già con Tonchio, ché quel tra i vermini e le tarantole Morrà in prigione. Ma veggo venir Geri: come trovolo A tempo per darmi aiuto a tanti affanni e miseria!

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