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1495–1556

SCENA IV.

Luigi Alamanni

Io ho sentito dir, che le nazion tutte smaltiscono Diversamente il dolore: il Tedesco col Svizzero Sel beve, il Francese il canta, lo Spagnuol sel lacrima, L'Italian sel dorme. Adunque io son Germano et Italo,

Perché incontinente che pien di doglia rifuggendomi Da Simone ebbi ogni mia disgrazia detta ad Ippolito, Mi cacciai nella taverna del Frascato, e lì fecimi Mettere in una stanza solo, e portarmi di varie

Sorti di vini, malvagie, razzese, moscatello, corsico, Trebbian, vini rossi d'ogni sapore, e poi vivande ottime; E n'un'ora sola non pure il mio duolo e la collera Di Simon dimenticai, ma di esser Tonchio scordaimi.

Poi mi posi a dormire, e non sarei anco svegliatomi, Se non era quel diavol del Lumaca, che non so come Mi ritrovò al fiuto, come can da taverne pratico. Et aviam di nuovo ribevuto, e poscia ha contatomi

Com'i nostri padron son disperati, e ch'andar vogliono A Genova in questa notte, et altre sue cantafavole, Che non ho troppo intese, se non ch'insieme m'aspettano In casa di Flamminia, e so ben che danar vogliono.

Androvvi, ma vo' prima discoprir come qua vadano Le stizze di Simone; e so ch'io mi trovo in pericolo D'esser cacciato in qualche prigione oscura; e poi che fia? Starommi a dormir tutto il giorno, et a Simone, ch'è misero,

Doverà il farmi lungamente le spese rincrescere. Ma eccol qua con Geri, et al vederlo così non pare Molto irato; vo' fuggir la mala ventura, et ascondermi, E veder se potessi qualche lor segreto intendere.

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