Io veggio Ippolito da lunge, che viene a proposito, Ch'io gli parli davanti che andare a trovar Flamminia, Per saper quanto di Flora è seguito, e poi intendere S'ella potrà con lo Scarabone farli alcun servizio.
Ella sarà buona, ché l'un conosce l'altro diavolo. Io l'ho pur tanto cercato, che l'ho trovato alla fine. O Ippolito mio caro, come van le cose tue? Con poca speranza, ma non disperate ancora.
E come? Scarabon se ne vuol menare a Siena, a Roma, a Napoli Flora, se prima che le stelle oggi in cielo apparischino Non ha danari; e Tonchio è gito poco fa a parlargliene,
Far mercato seco, e poi per qualche via procacciarnegli. Ippolito, sai che danari io non ho, né manco credito; E s'io trovassi maniera di vender me medesmo, Io il farei più che volentieri, e siane pur certissimo;
Ma seguiti che vuole, e sta' pur certo di voglia ottima, Che quando tutto manchi, per viva forza torrassegli, E buon mercato glie ne parrà avere, se scampa le quoia. Quando io sarò sbandito di questa città, non possono
Farmi altro male i magistrati con tutti i lor giudici. Tanto potrò io bene altrove, come anco qui, vivere, Et ho più voglia di servirti, che d'ogni altro mio utile. Io ti ringrazio, Attilio, et accetto l'offerta tua:
Non di meno vo' prima tentar tutte altre vie, e mettermi Al dover col ruffiano, e veder che partoriscono Le astuzie del nostro Tonchio, che debbe alle mani essere Con Scarabone, e menarlo dove sarà Flamminia,
Per far mercato. Ben mi farai tu grazia grandissima Di trovar lei prima, tutto il caso raccomandandogli, Ché per amor tuo il farà volentieri, con maniera ottima, Come fai in tutte le cose.
Or ne dimanda qui, pregoti, Il Lumaca, se pur fra me stesso il pensava. Certissimo, Et eravamo inviati là, e veniva a proposito,
Ch'ella lo aveva mandato a domandar per la sua Agata. Andremo adunque a trovarla. Ma eccola che viene: Farassi il bisogno, et in tutto; Ippolito, vattene.
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