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1495–1556

SCENA II.

Luigi Alamanni

Questo mondo va mescolando sempre amaritudine Con dolcezza, acciò che gli uomini vantar non si possano D'essere interamente beati, ma si ricordino Che sono ove i contenti interamente non si ritrovano.

Io ho oggi guadagnata una figliuola la più nobile Ch'esser mai potesse, quantunque ella non sia legittima, E spero ben maritarla con dote convenevole, Ché, la Dio mercè, non mi manca; ma d'altra parte poi

Ho moglie tanto dispettosa, arrabbiata e fantastica, Che come n'udirà le novelle, in un momento solo Fiorenza ne sarà piena, et io disonesto adultero, Rompitor di fede, sanza coscienzia, sacrilego

Sarò tenuto, et ella ripiena d'ira, un secolo Non mi vorrà dir parola che non sia oltraggio e 'ngiuria. Le notti mi converrà trapassar tutte in vigilie, E 'l peggio è, che tutti i parentadi cercherà rompere.

S'io non glie le dico, il saprà in ogni modo, e disordine Sarà maggiore; onde alfin conchiuggo, ch'è necessario Il discoprirla. Ma parmi con la madre d'Attilio Che venga fuori, e pare alterata molto; ond'io dubito

Che già qualche cosa ne sappia, e che cruciata vengane A farmi un gran rumore in capo: or sia quel che vuol essere, Che di ascoltarla, e di tutto scoprirle desidero.

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