Che cosa è la fortuna! s'io avessi avuto debito Con questo Attilio, o ch'il vederlo mi portasse incomodo, L'avrei trovato mille volte: or perch'io lo desidero N'ho cercato tutta la mattina, e non mai incontratolo;
Ma quanto ho di buon fatto, che tutte le divozion mie Ho fornite di dire, e poi tre messe devotissime Ho udite ora in santa Maria del Fiore aspettandolo. L'Agata pensa d'ingannare i santi, come fa gli uomini.
Et ho dato a certi poveri alcune limosine. Gian delle vitelle rubava i buoi, e dava per Dio Le corna a chi ne aveva di bisogno. E certe comar mie
Ho visitate. Comar di preti, che tra' panni lani Si fanno a casa nostra. E tutte poi riconfortatole,
Che chi ha perduto il suo amante, e chi perderlo dubita, E l'altra è stata dal marito trattata da asina, Io dico col bastone. Avesse ei fattoti il medesimo.
Chi sento io che parla? oh per mia fe, ch'egli è il nostro Attilio. Et io ancora, Agata bella. O Lumaca carissimo: Quanto t'ho io cercato, Attilio.
Perché? La Flamminia M'ha comandato ch'io ti trovi in ogni modo, e preghiti Che tu la venga a vedere.
E s'io vi venissi, bastale? No, ché tu non se' buono a quel che egli. Miglior, promettoti; Quantunque e' sia ben vestito, et io sì mal in ordine.
Or basta, ella vuol lui: che le debbo io adunque dire? Ch'io verrò subito. Quanto ben farai! ché la povera Donna non può star senza vederti, ella non può vivere:
Tu hai gran torto. Ma miracol non è, che voi giovani Come avete invescata un'amorosa donna, subito L'abbandonate, ne dite male, vi viene a fastidio E prima che voi l'abbiate, dolori, affanni, spasimi,
Tormenti, martirii, lacci, dardi, quadrella, fiaccole, E tante cose avete ne' vostri animi, che l'abbaco Tutto non le conterebbe, e 'n quattro notti poscia o 'n sei Sète più sani, che se fuste figliuoli di Esculapio.
Pàrti che la sia dotta nell'arte sua? Dimmi, Agata, Non hai tu torto a dirmi questo? ché sai pur certissimo Che egli è 'l contrario del tutto, e che non fu visto mai
Ch'io le mancassi ov'ella ha avuto di bisogno: e se ben ora Sono stato due giorni sanza andarvi, quando io le dica Le mie ragioni, so che ella meco adirata non fia. Dio 'l voglia: so ben che ella è per te sì cieca, che agevole
Ti fia, come si dice, il darle per lanterne lucciole. Va' via, ti prego, e dille che poco dopo te vengone. Così farò, poi che ti piace; eh non fallir, di grazia.
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