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1495–1556

SCENA II.

Luigi Alamanni

Io ho questa mattina aiutati certi amici miei, Tanto che mi penso spediti esser debbino Da' Sei de la mercanzia, ché così mi promessono Quelli a chi n'ho parlato. E veramente tutti gli uomini

Devrebbon far così, se con ragione cercan di vivere, Sopportar l'un l'altro, ne le occasioni soccorrere Quei che son tal volta da la forza oppressi, e men possono. Ma ch'il fa oggi? pochi; et io de' pochi voglio pur essere.

Ma è Tonchio quel ch'io veggio? sì, è: ben, come passano, Tonchio, le cose nostre? O padron mio, passan benissimo. Il mercato è conchiuso?

Conchiuso, e di già son in camera Condotti tutti i libri, e son una magnificenzia A vedergli, e meglio saran, quando sien tutti in ordine Su i banchi lor con le catene, et altre appartenenzie.

Quanto pagasti? Tra 'l prezzo primo e spese che ci occorse In porto, in senserie, in mancie o altre molte pratiche, V'andaron tutti, e due scudi più che mi prestò Attilio.

Tutti? Tutti, e vi prometto ben che affaticatomi Sono, e mi son più volte crucciato, e per ritornarmene Sono stato più volte senz'essi; pur addestrato mi

Son tanto alfin, ch'io gli ebbi. Ma la più malvagia femina Non fu mai di quella, e vista faceva anco di piangere, Quando ce gli vedde portare. Questo non è miracolo,

Ché gran doglia è vendere il suo, e ben grazie dee rendere A Dio colui che tanto possiede che l'altrui compera. Ma chi è quel c'ha li sproni e gli stivali, e vien verso noi?

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