Io ho tutto fatto quel che per oggi far poteasi: Ché doppo avuta la vittoria, ho messo il mio esercito In luogo salvo, ove i soldati ristorar si possino, E pigliar delle fatiche riposo. Al nostro Ippolito
Ho dato Flora in preda, e fatto che insieme si godino. A Scarabone ho dati i suoi danari, e con l'industria, E col mostrar di più non averne, et ei credendoselo, Ho fatto tanto che venti scudi restati mi sono,
Ché n'ha avuti solo ottanta di quelli cento promessigli: Ma per pagarli al dì del giudizio, n'ho fatto cedola, Perché la bestia gridava all'arme. E ho cercato poi Di dugento libracci vecchi, ma coperti assai bene,
Che costano trenta scudi, et al cartolaio per arra diedi Quindici solo, e li ho mandati subito a la camera, Che Simon disse, con cinque facchini, e ne son carichi Tanto, che non ci è pericolo che guastar si possino
L'onorate nostre fazioni; e sol mi restano A scompartir fra noi quest'altre paghe che ci avanzano. Ei son ben novanta o più: quaranta almen ne bisognano Per intrattener Flora qualche dì ch'è ragionevole;
Dieci ne voglio spendere oggi ancor per rivestirmi, E parer galante; tre ne vo' dare a la Girolama, Che m'imbianca le camicie, e fammi di buon servizii: Altri tanti poi co' buon compagni ne voglio spendere
Per le taverne; il resto che vi sarà serberommegli A mill'altri bisogni. Ma ecco Simon che ne viene Per esaminarmi, et io mi acconcio a dirglielo.
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