E' mi conviene ogni mese, com'or, venire a rendere
Li miei conti di villa a Simone, il qual sempre dubita
Che tutti i fattor, c'hanno le sue faccende in man, il rubino:
Degli altri non vo' io dir, ma di me, so ben ch'ingannasi,
Avendogli fino a un soldo fatto sempre il debito;
Ma bisogna gridar ogn'ora seco; pur alfin recasi
Al dover, perché a dirne il vero è poscia uom ragionevole,
Quantunque sospettoso troppo; e volesse Dio che tali
Se ne trovassero molti. Ma ecco Tonchio che fuor viene,
Conservo et amico caro, e persona molto piacevole.
Suole spesso aver per le mani qualche gran disgrazia
Di Simone, di sé stesso, de' suoi compagni, d'Ippolito
Il padron nostro giovane. E benché al più si trovino
Di poca importanza, et a me quasi nulla appartenghino,
Standomi in villa lontano, e rare volte venendoci,
Pur sempre giova il saper come qui le cose vadino,
Per accomodarsi a' tempi, e farsene onore et utile,
Mostrando a' miei villani, ch'io son dell'oste segretario:
E quando ad altro non servissero, fanno almen ridere.