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1495–1556

SCENA I.

Luigi Alamanni

E' non è dubbio, che chi ha figlioli ha sempre gran pena; E sien pur buoni quanto vogliono; ché non si può vivere Sanza sospetto e sanza dispiacere, con quieto animo, Chi non gli avesse sempre avanti, che non è possibile,

Ché troppa differenza è fra noi, e troppo dissimili Sono i nostri diletti, i pensier nostri, e desiderii: Et oggi massimamente, che quando e' nostri giovani Son col padre, e' pare che sien tra le spine in mezzo li aspidi.

Si ridon di noi tra loro; e non solevan già essere Tali a' miei tempi; anzi non mi uscirà mai di memoria Otto, o diece, che eravamo amici e parenti prossimi, Andar co i nostri padri a' vespri, e perdon la quaresima:

Gli altri dì per le ville, ragionando delle lettere, Or de' buoni esempli de' santi padri, e d'opere lodevoli De' nostri antichi, di Roma, di Atene e di Cartagine. Né cortigiane mai, né taverne disonorevoli

Vedevamo, né cercavamo; anzi ciascun arrossivasi, Se passavam per vie, che alcuna di lor vedessimo. Oggi è il contrario tutto, ché chi all'osteria non pratica, Non giuoca tutta la notte, e che non tien la sua femmina

Senza vergogna alcuna, e che suo padre per spendere Non rubi, è tenuto un matto, sciocco, e che non sa vivere. Io veggo ben ch'il mondo oramai è condotto a termine Che non può più durare, e quanto più diventiam poveri,

Tanto più gittiam via; benché pur per la grazia di Dio Non mi ho tra gli altri da lamentar, perché non mi manca Ricchezze da intrattenermi secondo 'l mio grado bene, E comodamente. Ho la mia Virginia, che a la semplice

È stata allevata, governa la casa tutta, né mai Si vede né a uscio né a finestra, qual le vicine sue Si veggion tutto il giorno: sempr'ha in man la rocca, o l'ago, Non parla co' servitori; né con quei che non l'attengono,

Né scontro innanzi e in dietro ir gli amanti che la vagheggino: Tanto ch'io mi confesso in questa parte felicissimo, Et è gran ristoro almeno della sua materna perdita. Ho Ippolito poi, del quale non ebbi ancor fastidio

Già mai alcuno, e ch'e' sia così puro e casto pensomi, Come quando uscì del ventre di sua madre, e notizia Non ha di donne, benché già sia nell'anno ventesimo, E sempre con buone compagnie, e con giovani nobili,

Di servire a Dio molto, e di ogni altra virtù dilettasi: Ama suo padre, l'ubbidisce, e volentieri il seguita: Cerca l'onore, studia di buon cuor le buone lettere, Tanto ch'io non saprei del tutto se non contentarmene.

Ben l'ho veduto da non so che dì in qua malenconico; Sono gli studi che fan simili effetti; e 'n ver dubito Che non si ammali, et io non mancherò di diligenzia In metterci cura. Ma ecco Geri, che di qua viene

Turbato alquanto, et è pur uom di sì risoluto animo, Ch'ei sa passare ogni fortuna; ma quei che qui nascono, Son tutti umani, né san resistere a quei primi empiti Delle sue passioni: vero è ben, che col discorso poi

I saggi vincon la sorte, ove i matti si disperano: E beata Fiorenza, se ne avesse due altri tali! Voglio aspettarlo, e certi miei bisogni conferir seco.

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