Io non potrei mai con parole esprimerti, Flamminia, Quanto io mi ti tenga obbligato. Obbligata deggio essere Io a voi, Geri, che in una casa picciola e povera
E di cattivo nome, degnato vi sete mettere Sì onorato piede, et a Dio rendo mille grazie, Che m'ha concesso di potervi fare un tal servizio. Veramente maggior non mi poteva esser fatto giammai,
Che d'aver ritrovata una figliuola a me così carissima, Come a tutti i padri son le sue, e che di tal madre viene, Che amai più che me, né mai ricorderò senza lacrime. Ma m'assicuri tu certo che poi che venne in misero
Stato, aggia servata intera la casta pudicizia? Veramente, Geri, ch'io ne son sicura, e certissima; Prima perché Scarabone è uomo vecchio e di buon'anima, E ben che abbia mal'arte, assai lealmente l'esercita,
Né me vorrebbe ingannare di cosa che non troppo utile Gli fusse, e tanto più che sapea troppo ben che Ippolito Non l'avria men cara avuta, però che l'amor chiudere Suol gli occhi della mente a' suoi servi, che non san scernere
Altro, se non quel che si vede, e tutto poi perdonano; Non di meno giuro a me sola, e fuor d'ogni proposito, Che da poi ch'in Messina l'ebbe, e che la menò a Napoli, E di là qui, non l'avea voluta mostrare ad uomini,
Sperando ritrovar suo padre et averne merito. Ma non trovandolo, e stando sulla spesa, rincontrò Ippolito, Che per mio mezzo e d'altri e per via di danari corroppe, Il che acconsentì Scarabone, parendogli buon giovane,
E che fosse bene allogata: ma, per dir il vero, credomi Che di sposarla gli promettesse, et oggi partendosi Il vidi teneramente com'un suo padre piangere; E la figlia, che mostra d'esser di razza nobile,
Piagneva parimente; di poi rimasa, ad Ippolito Raccomandandogli, disse, l'onore, e di lui il debito, Non si è mai voluta da me partire di quella camera. Dio sia lodato; e tu omai, Flamminia, in pace rèstati,
T¢rnati in casa, contorta Flora, e quando tempo sia, Verrò a trovarti. Andate dunque in buon'ora, Geri mio.
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