Come la voglia è ingorda! Come il potere è frale Di nostro uman disegno! Sovente è cieca e sorda
Al desïar mortale La Dea del torto regno. Invitto tronco degno, Per cui nel mondo nacque
Colei, ch'amar m'impetra Ier la mia tosca cetra, Com'a lei sola piacque, Per onorarti venne:
Ma (lasso) a mezzo il volo Mancâr le piume e l'arte, E con vergogna e duolo Di quanto allora avvenne
Torna ora a dimostrarte, Che 'l buon voler non manca, Se ben la forza è stanca. Canteran gli altri il forte
Del sommo Giove figlio Con ogni sua fatica: Del fer leon la morte, Ond'ha 'l terren vermiglio
La nemea selva antica: Altri verrà che dica Della terrestre prole Il periglioso assalto:
Qual fiume alpestre d'alto Cadendo in basso suole Menar tempesta e forza; Tale il possente Alcide,
Tale il possente Anteo; Or la Fortuna arride All'uno, or l'altro sforza Or quel che lieto, feo
Di nuovo carca, e preme: Or questo spera or teme. Pur cade in basso il crudo; Ma più valor riprende
Dalla sua madre Terra. L'altro di pietà nudo Sovra 'l suo petto il prende E nelle braccia il serra,
Dicendo: or qui la guerra Sarà tra noi compita: Poscia che tanto lunge Ne sta, che non t'aggiunge
La tua materna aita: Così partir fa l'alma Dalla robusta salma. Geme la terra e piange,
Il mar si turba e frange. Io cantar oggi voglio Del buon Larcaro antico L'antica sua virtude.
Deh s'alcun tempo soglio Venir nel monte aprico, Che 'l bel Castalio chiude; Con più onorata incude,
Che fusse vista unquanco, Formiam più chiare rime, Muse, ch'all'altre prime Tosto mi vidi stanco:
Deh venga e tanto e tale, O diva, il nostro canto, Che la mia Pianta ornata Non si disdegni alquanto,
Che la bontà immortale Del tronco, ond'ella è nata, Per noi s'oscuri in lui, Più che 'l tacer d'altrui.
Verso 'l più freddo cielo La 've di sete ardendo Girar Calisto appare, Ove il grand'Istro il gelo
Tra l'onde convolgendo Rende il suo dritto al mare: Ivi fien sempre chiare Di quel gran Duce l'opre;
E l'onorata impresa, Che l'impunita offesa Con gloria eterna cuopre. Non le corone han sempre,
Non sempre i panni aurati Virtude e nobiltade. Quanti nel mondo nati Nelle più basse tempre
Vivran per ogni etade? Non dà Fortuna, o toglie L'oneste altere voglie. Deh come il tuo migliore
Stato in quel punto fôra, O Trapazzunto impero, Punir l'ingiusto errore, Che te presente allora
Offese il Duce altero! Chi lascia il dritto e 'l vero. E più di lor s'estima, Sovente in basso cade.
Sol per oneste strade Si vien nell'alta cima Del ben che sempre vive. O menti umane schive
Di quel, ch'amar devete, Com'ingannate sete! Poscia che 'l buon Larcaro Pregò più volte invano
Dall'impio re vendetta; Quanto l'onor sia caro, Questa onorata mano A dimostrarlo aspetta,
Disse, e se voi diletta Nel barbaro costume Schernir con forza e torto; Spero mostrarvi scorto
Del veder dritto il lume. Indi partendo in breve All'alta impresa armato Venne al nemico lido:
Il manco, il destro lato, Che l'Eussin riceve, Ben poi sentiro il grido Di quanto danno e scorno
Fusse a' vicin d'intorno. O Trapezzunto iniquo, Contr'a virtù, che puote Superbia, oro e terreno?
Giove del scettro obliquo Ogni possanza scuote, Quando ragion vien meno. Non più d'orgoglio pieno,
Non più sì crudo in vista Perdon chiedesti e pace. Di quel, ch'a Dio dispiace Vergogna e duol s'acquista.
Come 'l Castoro in caccia, Che per suo scampo dona Quel che più in lui si brama; Tal perché forza sprona
A chi 'l tuo mal minaccia, E 'l fer nemico chiama; Vinto rendesti, e preso Chi l'avea tanto offeso.
A cui l'invitto Duce Disse: più d'altra omai Vendetta non mi curo: Or mia virtù più luce
Del vostro impero assai, Che fia per sempre oscuro. Torna al tuo Re sicuro: Dirai che gloria e lode
Cerco, e non sangue ed oro. O di virtù tesoro, Onde Liguria gode, Larcaro, in pace resta:
Questo d'onor ti presta Quella sacrata pianta Per cui di te si canta.
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