Alme sorelle chiare, Ch'a tanta gloria alzate Il buon tebano spirto; Deh come dotte e caste
Mai sempre fuste e care All'edra, al lauro, al mirto, Al mio crin rozzo ed irto La sua ghirlanda antica
Per voi non mi si toglia; Poi ch'onorata voglia Dei vostri studi amica Per questa riva aprica
Mi pinge ad esser vosco Col nuovo canto tosco. Forse che chiaro un giorno Sarà il mio nome oscuro
Nel pindaresco stile, Pur che 'l cristallo puro, Ch'irriga d'ogn'intorno Il bel monte gentile,
(Bench'io sia indegno e vile) Non m'aggia, o Muse, a schivo. Ma la pia sete tempre, Ch'in disusate tempre
Fa d'un mortale un divo. Deh ch'io non resti privo Di quel valor ch'io bramo, Com'io vi adoro ed amo.
Ed io fo in vece dono Oggi alle vostre carte D'un real nome altero, Che fra 'l più saggio e 'l buono,
Tra Febo in cielo e Marte Lassa in quistione il vero; Che l'uno e l'altro impero D'aver sopr'esso estima:
Ed ei sedendo in cima, Ove virtù n'adduce, Dell'uno e l'altro è duce. Questo è Francesco primo,
Ch'ogni altro lume avanza: Quel gallico splendore; Quei ch'è sola speranza Dei buon (s'io dritto estimo)
E dei dì nostri onore. Quello, al cui gran valore Non va cosa mortale; Che sovra 'l cielo aggiunge.
Or se da me sta lunge Quella che 'l tutto vale Vostra virtù immortale, Non potrei per me stesso
Gire a' suoi merti appresso. Spiri adunque oramai L'alto furor divino, Che da voi sole muove.
Io 'l sento già vicino (Più ch'io non soglio assai) Che le sue fiamme piove Nell'alma altere e nuove.
Venga or l'eburnea lira; Venga il mio plettro d'oro: Ch'oggi a quel verde alloro, A cui pur sempre aspira,
Benigno il ciel la tira, Cantando il nome solo Del re ch'adoro e côlo. Felice alma Ceranta,
Che sì bel germe avesti Tra le tue verdi rive! Sacra, onorata e santa Chiamata esser devresti,
Più di tutte altre dive! Chi fia ch'in terra arrive Alla tua gonna appena? Di tanto ben ripiena
Dal ciel beata sei; Che t'inchinan gli Dei. Non vide Apollo ancora Ovunque scalda intorno
Sì chiara nobiltate. O immortal seme adorno, Che 'l cielo e 'l mondo onora Per così lunga etate;
Tutte da te son nate L'alte opre pellegrine, Che tante carte han piene. Da te ci venne e viene
(E non avran mai fine) Delle virtù divine, D'ogni real costume Esempio, speglio e lume.
Alte famose mura, Che fuste misse in fondo Per sì onorato foco, Ch'ancora in tutto 'l mondo
L'invitto nome dura; Tal che tutt'altro è gioco. E 'n questo e 'n quel rio loco Tutti vagando andare
Gl'infidi tuoi nemici, Lassi, tristi e mendici Vedeste in terra e in mare, Né le tue spoglie chiare
Pur un potè da poi Goder coi figli suoi. Il maggior duce altero Fu nel suo proprio albergo
Dall'impia sposa anciso. Quel più possente e fero Dal chiuso arcier da tergo Del mondo fu diviso.
L'altro, che santo avviso Dell'ingegnosa Dea Per guida sempre avea, Due lustri in onda e in terra
Sentì dogliosa guerra. Poi quel che si coprìa Sotto 'l possente scudo Da sette scorze cinto,
Volse in sé stesso crudo La man che spesso avìa Spento il nemico, e vinto. Quel che di sangue tinto
Vide il suo ferro audace Nella spietata piaga Dell'onorata e vaga Dea d'amorosa face;
Fuor d'ogni dolce e pace, Lontan dal patrio nido Visse in dubbioso lido. Dall'altra parte il pio
Troian, che 'l pio parente Sopra le spalle tolse Dall'impia fiamma ardente, Se ben lunge al natio
Terren più dì s'avvolse; In lieta si rivolse L'aspra dogliosa sorte; Ch'ei trovò sede tale,
Che poi fatto immortale, Oltraggio fece a morte. L'ore fugaci e corte Non ponno ancider Roma.
La gloria il tempo doma. Santa Troiana prole; Che maggior lodi hai teco, Che 'l vincitore ingiusto;
Francesco, il chiaro sole Del vostro mondo cieco, Saggio pietoso e giusto, Che sol di nome Augusto
Tra noi degno sarebbe, Dal tuo bel tronco crebbe: E ben lodar ten dêi, Che per lui viva sei.
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