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1495–1556

IN MORTE DI CARLO FIGLIO DEL RE FRANCESCO.

Luigi Alamanni

Se agli Dei, quale a noi, fosse concesso Di pianger Carlo che sì giovin parte, Le Grazie il piangeriano, Apollo e Marte, Come tutta l'Europa e il mondo stesso.

La schiera che la tomba onora e plora E di Carlo chiamar non resta un'ora, Non son donne mortai, ma tutte insieme Quante il ciel da virtudi all'uman seme.

Non chiudon Carlo questi marmi solo, Ma tutto il ben che avea questo e quel polo. Quanti ha spirti leggiadri, e nobili alme, Piantin qui lauri, mirti, edere e palme,

Le quai, vivendo il giovinetto Carlo, Aspettavan felice coronarlo: Sì che in sua vece, poiché il ciel l'ha tolto, Almen ne resti questo marmo avvolto.

Se chi beato è in ciel talor s'appaga Di quaggiù rimirar, guarda la piaga, Carlo divin, che il tuo partir ne face, Che al mondo fura onor, dolcezza e pace.

E s'or pietoso sei, com'eri tanto, Piangi teco lassù del nostro pianto.

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