O chiaro giorno! oggi nel mondo è nato Per cui quant'è nel mondo e nasce e vive: Oggi si crea chi tutto ha già creato. Vestite l'erbe e i fior, campagne e rive:
O piante e boschi, e voi le verdi fronde: Rasserenate il ciel, dolci aure estive. Rendete il puro argento alle vostr'onde, Sacrati fiumi; e voi ruscelli e fonti,
Il cristallo gentil ch'in voi s'asconde. Spogliate il bianco, voi canuti monti, E d'un più bel color cingete intorno Le spalle antiche e le rugose fronti.
Chi non vien lieto in sì beato giorno, Quando esser puote? e quando ornar si deve, Se per colui nol fa che il fece adorno? O padre antico, il tuo peccar sì greve
Fa ch'oggi umana forma al caldo e al gelo Il gran Fattor del Sol fra noi riceve. Di qual profondo abisso oscuro velo T'ombrò la mente, che di tanta pace
Privasti il mondo, e di salire al cielo? Non lunge al Tigri in fra bei colli giace Loco sì colmo di diletto e gioia, Che a chi ne parla pur null'altro piace.
Ivi il fero aquilon non porta noia, Non ghiaccio o nevi; e quando il verno arriva, Al suo primo apparir convien che muoia. Nasce un bel fiume di fontana viva
Che irriga tal, che Capricorno stesso Non spoglia i fior dall'una e l'altra riva. Ciascuna pianta ch'è dintorno ad esso Mostra fuor tutt'i tempi e frutti e foglie,
Né invidia porta al pin, faggio e cipresso. Non la spiga dell'erbe il verde toglie, Ché dall'agosto non si scerne aprile, Ma in una sola ogni stagion s'accoglie.
Ivi, senza involar l'api e l'ovile, Menan correnti i fiumi e latte e mêle, Viepiù del nostro qui dolce e gentile. Non bisogna alla terra esser crudele,
Che, senza piaghe aver, campagna o colle Non è che il cibo a chi il domanda cele. La sacra pianta in alto i rami estolle Con foglie di smeraldo e pomi d'oro,
Onde il poter dell'aspra morte tolle. Questo, compìto ogni altro suo lavoro, Il gran Padre del ciel concesse in dono A chi prima di noi sementa fôro.
Ma tal fu posto, ahi folli! in abbandono Il fren di Dio, che il santo messaggiero Venne a scacciarvi dal celeste trono. Tornò qualunque in voi vivea pensiero
Sereno e dolce allor, fosco ed amaro, Tardi avveduto del cammin del vero. Nudi eran prima, e poi tutte velaro Di lor le parti che vergogna scerse,
Non nata in essi ancor quando peccaro. Il crudel sen l'oscuro centro aperse, E mill'altri peccati, e invidia e inganni Tosto signori e donni al mondo fêrse.
Né senza altrui sudor colmo d'affanni Porse più da nutrir la terra stanca, E la vita mortal s'arrese agli anni. L'età fugace che c'incurva e imbianca
A predar cominciò gl'ingegni e forze, Di giorno in giorno, fin che tutto manca. Suggette fersi le terrene scorze A febbri e morbi, onde talor conviene
Che in noi l'aura vital verde s'ammorze. Poi quel che duol più di tutt'altre pene È che tolto ne fu montar là dove Siede perfetto e puro il sommo Bene.
Ma rallegriamci omai, che tanta piove Grazia nel mondo, ch'è quaggiù disceso Chi l'esilio del ciel da noi rimuove. O gran Parente che l'hai primo offeso,
Ecco che vien per riportarten seco, Non d'ira no, ma di pietade acceso. Annunzia agli altri che per te son teco: Oggi è nel mondo chi le chiavi apporta
Per trarne al ciel di questo abisso cieco. O santa veramente e fida scorta Che al glorïoso gran viaggio avrete, Che dell'albergo suo ben sa la porta!
Tu, popol, che vivendo hai fame e sete, Vedi un che reca sì dolce esca e vino, Che non simil tra noi si coglie o miete. Sceso è dall'ovil suo l'Agnel divino,
Che d'altrui fallo a se medesmo chiede Pena, e s'astringe al natural confino. E se non han di ciò miei detti fede, Guarda orïente, ove la stella luce
A cui la notte il suo bel carro cede. Va' verso lei che ti fia insegna e duce, Ch'anco ai tre Saggi andò scorgendo i passi, E segui pur dove il cammin t'adduce.
Vedrai la Vergin, che umilmente stassi In picciola capanna, e il figlio accanto, E il fido sposo, dal gel vinti e lassi. Poveri tal, che non han tutti quanto
Basti a coprir le sante membra tue, O Frutto al nostro ben bramato tanto. Sopra il fien giaci, e l'asinello e il bue Coi caldi spirti lor tornan talora
Al prezïoso cor le forze sue. Colui che il cielo, il mar, la terra adora, Umil, negletto e in tanta povertade? Ahi folle è, Povertà, chi non t'onora!
Questa torna oggi l'aurea prima etade Più che fosse ancor mai lieta nel mondo: Per lei grazia rimonta, esilio cade. O dì sacro, seren, chiaro e giocondo!
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