Oggi riporta il Sol quel chiaro giorno Che annunzia il parto onde nel mondo nacque Chi il fa di speme e di salute adorno. Vergin beata, per cui sola piacque
Al gran Padre del ciel mostrarsi in terra, Ove all'estate e al gel tant'anni giacque; Oggi per te cantando si disserra Il santo Olimpo, e vien l'Uccel divino
Che ripon l'alme in pace, e trae di guerra. Quanto di là dal natural confino Ti sembrâr di colui l'alte parole A cui stella non val, fato, o destino?
Unico esempio, e grazie eterne e sole Il sentir sé fra tutte albergo eletta Dell'alma luce sua dal sommo Sole! Scaccia ogni dubbio, o Vergin benedetta;
Ben di te nascer può chi tutto puote, Né tu, Vergin, sarai men pura e netta. O pensier casti, umil voci e devote! Ecco, o caro Signor, la fida ancella:
Non sian le voglie tue d'effetto vôte. Da quel tempo stagion più chiara e bella Venne nel mondo, che vicin vedea Il fin promesso all'aspra sua procella.
E chi nutriti i foschi giorni avea Di lunga speme, allor sicuro intese Morte appressarsi d'ogni morte rea. Quanta dolcezza al cor la vecchia prese
Che già portava in lei sì nobil pegno, Oltre ogni creder suo nel sesto mese! O santo frutto, e non del seme indegno Che ancor non fatto, a lui non fatto ancora
Così chiaro d'onor mostrasti segno! Ben pensar si potea per pruova allora Ch'altro maggior non fia di donna nato, Come or sa ben chi te secondo onora.
Sempre udirassi il suon sacro ed ornato Della voce che chiama nel deserto: Sia il cammino al Signor per voi parato. A te sol si servò per dritto merto
Il versar l'onde alla divina fronte, Or di nostro ire al ciel segno più certo. Tu pria facesti al cieco mondo conte L'alte avventure, e che a tornarlo in vita
A morte andrebbe d'ogni bene il fonte. E tu, Vergine Madre alma e gradita, Qual divenisti allor, ch'ogni virtude Che il ciel contempla, in te sentisti unita?
Vergine Madre sola, in te si chiude Quanto la terra e il ciel comprende appena Per risaldar l'antiche piaghe e crude. Ben sei, Madre del ciel, di grazia piena,
Poiché il tuo gran Signor dimora teco, Che i rubelli al suo regno in pace mena. O primo padre, o fragil troppo e cieco, Che mal servasti al Sommo Creatore
Le giuste condizion, ch'avesti seco! In principio creò l'alto Fattore La terra e il ciel; ma tutti insieme tali, Che nulla avean da lor forma e colore.
Fabbricò il tempo, e poi gli aggiunse l'ali Onde sen fugge e di notte e di luce, Gli anni involando ai miseri mortali. Il polo appresso che più in alto luce
Trasse in disparte il Santo Verbo, e disse: Sia proprio albergo alle mie stelle e duce. Dintorno il mar, la terra in mezzo fisse, Acciò che all'erbe, frondi, arbori e fiori
Questa il suo vago sen talvolta aprisse. La Luna fece e il Sol, che quella fuori Lucesse allor che il suo fratel s'asconde Che al mondo rende i propri suoi colori.
Diede all'aere gli augelli, i pesci all'onde, Serpi e fere alla terra, e giunse loro: Crescete omai, che il vostro seme abonde. Poiché in tal forma sì bell'opre fôro
Al fin produtte, pensier sacro volse Nel giorno sesto al caro suo lavoro. E dall'immagin sua l'esempio tolse, E formò l'uomo, e quanto avea di bene
Scarso in molt'altri, solo in esso accolse; Dicendo: Quanto il mar volge e contiene, Quanto la terra in lui si stende e gira, Tanto oggi sotto al tuo governo viene.
E tutto ciò che in lor si muove e spira Sia per te fatto, e contro al tuo potere Non vaglia d'animal veleno od ira. Di pace adorno e di divin piacere,
Nel santo loco con la tua compagna Vien tutto il tempo tuo lieto a godere. Ma del frutto gustar che vi scompagna Dalla grazia del ciel, fa' che ti guardi,
Ché a nulla giova chi dipoi si lagna. O umani ingegni al bene oprar sì tardi! Pure il gustaste, al vostro e nostro male Vieppiù veloci allor che cervi e pardi.
Ma tu, Vergine bella, alta, immortale, Porti oggi quel, che a questo esilio antico La pace apporta onde lassù si sale. O fausto giorno, all'uman gregge amico,
Luci sovra il mortal sereno e chiaro, Poscia che il santo ventre almo e pudico Ritorna in dolce il nostro lungo amaro.
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