Già si muove a tornar nel suo bel nido Cintia, ch'Arno di lei più non si doglia, Né i colli ombrosi suoi, né 'l tosco lido. O santo Apollo, se d'amor mai voglia
Per bella donna ti scaldò né strinse, Gli ardenti raggi tuoi da te dispoglia. Questa è colei che nel mio cor dipinse, Anzi scolpìo sì dolci sguardi e chiari,
Ch'eterna servitù quel dì m'avvinse. Pur son tuoi servi, pur son sempre cari Sotto il tuo regno chi cantando in rime D'altro non son che di tue fronde avari.
Ma come or vuole Amor, l'altere cime Tal vo schivando, che tu forse ancora Nulla intra molte la mia cetra estime. O se vien tempo mai che Cintia e Flora
Tornin minor quel duol, ch'io porto in seno, Tale or va innanzi, che fia indietro allora. Forse ancor più d'onor che d'onde pieno Il mio bello Arno ritornar vedrassi
Al suo chiaro lavor, che già vien meno. Fra i colli toschi, le montagne e i sassi Non è morto anco; ben dormendo visse; Or si risveglia, e nel ciel drizza i passi.
Ma se quanto fin qui mia penna scrisse È nulla, o poco, onde 'l mio canto oscuro Pregando converrìa che al vento gisse, Volgi gli occhi al vermiglio e latte puro
Della mia Cintia, Apollo, se poi credi Fuor dei lacci d'Amor fuggir securo. Mira il dolce auro, a cui tu stesso cedi, Onde il ciel fe quaggiù sì bionde chiome:
Mira la fronte, ch'altra par non vedi. Mira le luci, e pon ben mente come Sembra ognuna di lor esser tua figlia; Anzi te stesso par, ma d'altro nome.
Non han qui invidia le duo vaghe ciglia Che cingon sotto a sé tanto splendore Al cerchio ove a' corsier volgi la briglia. Mira perle e rubini, ond'escon fuore
Le dolci note, e le sanguigne rose Che l'Arabia e i Sabei vincon l'odore; Quel petto chiaro, ove ogni ingegno pose Natura e 'l ciel, dove Amor sempre siede,
Cipri lasciando e le sue valli ombrose. Guarda la bianca man, guarda il bel piede, L'ascose parti ancor guarda, se puoi, Che sol Vener laggiuso e il figlio vede.
Guarda, almo Sol, ché tu dirai ben poi, Che troppo è crudeltà donna sì rara Noia portar de' caldi raggi tuoi. E per men farle la tua vista amara
Tornerai nel monton di Frisso e d'Elle, Che le campagne e 'l ciel veste e rischiara. Sia con la tua pace che le vaghe e belle, O coppia ornata cui produsse Leda,
Vincan Febo tra voi non pur le stelle. Il Sol da te convien che indietro rieda Per temprar l'aria all'alta pellegrina, Ch'Arno tal brama che non par che 'l creda.
O bella Cintia, ove Amor l'arme affina, Ben felice sarà il vostro viaggio. Contro il suo stil per voi Febo cammina, E pietoso in April si torna il Maggio.
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