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1495–1556

ELEGIA.

Luigi Alamanni

Ben venga il bel, leggiadro e verde maggio, Re dell'alma stagion ch'allegra 'l mondo, Cinto di frondi e fior, vago e selvaggio. Oggi divien ciascun lieto e giocondo,

Ogni cortese cor vive oggi in pace, Amor trovando a' suoi desir secondo. Oggi ardon tutti di medesma face Le giovin vaghe e i tormentosi amanti,

E di pari oggi Amor diletta e piace. Oggi fan tregua co' sospiri e pianti: Dolci amorosi detti e lieti sguardi Sol si trovan con loro in bei sembianti.

Donan per pegno de' pungenti dardi Gemme d'alto valor, frondi e viole, Che mai non mancheran per tempo o tardi. Or io, lontan dall'uno e l'altro Sole,

Che a voi deggio donar, mia Cintia e Flora, Ch'io tengo in mezzo 'l cor sacrate e sole? Non fior, non rose, oimè! non frondi ancora; Ch'io sempre fuggirò 'l sereno e 'l verde,

Fin che non torni di vederci l'ora. Lasciam pur questi a chi 'l suo ben non perde Per tempo alcun, quasi la fronde alloro, Che per noi secco è tal che non rinverde.

Che donar dunque deo? le gemme e l'oro Prendon l'avare; e l'amorose rime Sol delle belle son chiaro tesoro. E voi che siete intra le belle prime,

Liete prendete i dolci versi miei, Forse indegni di voi, s'uom dritto estime. Picciol mio libro, tu dunque oggi sei Pegno a duo chiari Sol d'amor e fede:

Muovi: il tuo dipartir piaccia agli Dei. Vanne all'albergo che superbo siede Lungo Durenza e Sorga; ivi vedrai L'alma Luna gentil, cui Febo cede.

Di': Riverente a' vostri santi rai Di me fa dono un vostro servo fido, Fido più d'altro ancor ch'aveste mai. Poi che visto t'arà, dille: Altro lido

Mi convien ricercar; l'altra compagna Lunge m'aspetta al bel fiorito nido. Indi veloce allor l'aspra montagna Passa oppressando la nivosa fronte,

Che dal nostro terren Francia scompagna. Il Tesin, l'Adda e 'l Po, l'altero monte Che della bella Italia il dorso parte, Convien poscia che ratto e varchi e monte.

Allor vedrai quell'onorata parte, Ove Fiorenza col chiaro Arno stassi, Ov'è colei che dal mio ben mi parte. Ivi che gli occhi avrà dolenti e bassi

Dolente la vedrai; bacia la terra Onde muove pensosa i dolci passi. Dille umil poi: Chi vive in pianto e in guerra Già 'l second'anno che voi più non vide

Nel loco, oimè! che di sé fuor lo serra, Qui pien di doglia, o sante luci e fide, Mi manda, ch'io con voi sempre dimori, Fin che a tempo miglior suo fato il guide.

E vi promette ognor, quantunque fuori Mill'anni sia di vostra vista chiara, Ch'altra non fia chi più di quella onori. E se per Cintia ancor la penna avara

Non è, che spesso sua seconda appella, Voi siete sola, voi più d'altra cara. Cintia è talor così cortese e bella, Che voi gli sembra; e se non foste voi,

Donna de' suoi pensier sola oggi era ella. E come già gli antichi detti suoi Prendeste in grado, così ancor vi prega Prendiate me, se non foste altra poi.

E quale ognor, quel primo laccio il lega Che già dieci anni al cor gli avvinse Amore, A cui nulla per voi fatica nega. Così vi piaccia sempre il vostro core

Per lui servar, fin che poi venga un giorno Ch'arrechi il fin di tanto suo dolore, O d'ogni ben celeste lume adorno!

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