Prendi da Cintia tua, santa Giunone, Oggi al beato dì che con lei nacque Gl'incensi e i fior che al tuo gran nome pone. Ben sembra oggi colei che sempre piacque
Più d'altra al mondo mai, per cui Durenza Verdi ha sempre le rive; e chiare l'acque. Sia lieta accolta all'alta tua presenza, Ché sola aggi al tuo nome adorna viene,
Gloria eterna ed onor d'Arno e Fiorenza. In te fisso il guardar pregando tiene, In altrui forse poi volge talora L'alma, che stringe Amor fra doglia e spene.
Deh fa', santa Giunon, che ad ora ad ora Schivi e si prenda i mille amanti in gioco, Ami me sol com'io lei sempre e Flora. Di quale arder potria più degno foco
Se tanta è in lei pietà quanta in me fede? Ella il sa se fedel fui molto o poco. Fa' muto e cieco chi turbar si crede Le oneste fiamme, e tal ne cuopra Amore
Che a sé nol creda pur chi il sente o vede. Consenti, o santa Dea; vien, santa, fuore, Se mai fosti a Didon gioconda e chiara: Ah da che bella man che bello onore!
Cintia (e chi in terra senza danno impara?) Forse altri cerca; ma se dritto guarda, Esser dovria di quel ch'io sono avara. Non l'ascoltar; se vedi pur ch'ell'arda
D'altro desio, che omai lo so per pruova Quanto sempre al suo ben sia pigra e tarda. Non l'ascoltare, e te cantando a pruova Vedrai qui ritornar divoti, ogni ora
Che il Sol volgendo questo dì rinnuova, Amor con meco, ed io fra Cintia e Flora.
Cookies on Poetry Cove