Prendi i lauri e gl'incensi, e i nostri altari Col vello del monton purpureo cingi, Filli, e cantando i sacri versi insieme, Suo malgrado, accendiam quel freddo e duro
Petto ch'è sì lontan sì lungo tempo, Né di mio male o ben punto gli cale. Ahi che nuovo pensier gl'ingombra il core! Doman tanto n'andrò per piagge e colli
Ch'io 'l veggia, e mostri, oimè! come a gran torto Qui m'abbandona, ond'io m'avvampo e struggo. Or coi versi il chiamiam. Tu, santa Luna, Te mostra amica, e chiaro il tuo bel lume,
Ché a te rivolgerò tosto il mio canto. Tu, regina infernal, cui teme e fugge Il fido can che nel silenzio oscuro Sopra i feri sepolcri appresso incontra.
O Proserpina vaga, a te m'inchino, E prego umìl che tal mi porga aita, Che non men vaglia il mio divoto incanto Che di Medea, di Circe, e d'altre molte.
Torni all'albergo mio, torni il mio Dafni. Di tre vari color tre lacci in prima All'immagine avvolgo, indi tre volte Con essa i sacri altar circondo intorno.
Torni all'albergo mio, torni il mio Dafni. Lega quei tre color, Filli, in tre nodi; Lega, Filli, quei nodi, e in basso suono Di': Di Venere stringo un saldo nodo.
Torni all'albergo mio torni il mio Dafni. Dafni m'incende, io questo lauro incendo Pregando che qualor la verde foglia Crepitando arde, e così il freddo core
S'infiammi tal, che in me sospiri e pianga. Torni all'albergo mio, torni il mio Dafni. Come la cera al foco or si disface, Così quel fero Dafni amor distrugga.
Qual or si volge questo ferro intorno, Tal si volga il suo piede a darne pace. Torni all'albergo mio, torni il mio Dafni. Questi biondi capei dormendo trassi
Dell'aurea chioma, che m'abbaglia e stringe; Questi presento a te, vedova soglia Che colui chiami che t'amò già tanto. Torni all'albergo mio, torni il mio Dafni.
Spargi l'onde sacrate, alma regina, Dimostra il tuo valor, dal basso centro Muovi chi muover dee quel cor di sasso. Io sento, io sento i can latrar dintorno.
Forse è venuta già la santa Dea? Già il ripercosso ferro intorno suona. Torni all'albergo mio, torni il mio Dafni. Or l'aria tace e 'l vento, or tace il mare,
Ma non già tace amor dentro al mio petto, Ché quel chiamo ad ognor che già di donna M'ha fatta, lassa! una notturna fera. Torni all'albergo mio, torni il mio Dafni.
Or tre volte ti bacio, arida terra, Or tre volte ti prego in queste voci: Qualunque donna del mio ben mi spoglia, Tal nella mente senta eterno oblio
Qual nelle sole arene in mezzo il mare Fu d'Arianna al gran figliuol d'Egeo. Torni all'albergo mio, torni il mio Dafni. Sopra i monti d'Arcadia un'erba nasce,
Qual se gusta giammai vacca o giovenco Con furor valli e boschi e monti varca, Fin che l'amata sua compagna trova. Dafni cotal divegna, e in queste braccia
Torni ogni notte, e mai non parta il giorno. Torni all'albergo mio, torni il mio Dafni. Queste che già mi fur sì dolci spoglie, De' suoi lenti pensier non saldo pegno,
Dono alle fiamme, ohimè! com'egli al vento La sua promessa fe donò più volte. Ahi crudo, ahi crudo amor, perché mi sproni Dietro a chi del mio mal s'allegra e pasce?
Torni all'albergo mio, torni il mio Dafni. Doman poi troverem serpi e lucerte. Ma poi che qui non son, mia cara Filli, Prendi quest'erbe avenenate e crude,
E premi tal, che fuor venga ogni umore, E teco di': Qual indi asciugo e scaccio Tutto 'l venen, cotal dal petto acerbo Fuggan gl'inganni, e crudeltà si spenga:
Torni all'albergo mio, torni il mio Dafni. Or ch'io sola son qui, qual parte in prima Del mio misero amor mi reca al pianto, Qual sia l'ultima, lassa! o qual fia innanti,
Nol so, sì colme son tutte di doglia. Quel dì ch'i colli lieti e i pastor t¢schi Gioivan tutti, e che Giunon congiunse Alla bella Simeta il nobil Delfi.
Ridea la terra e l'onde, e 'l ciel dintorno Co' suoi venti avea tregua, e sol movea Zefiro l'erbe e i fior tranquillo e chiaro. Ascolta i miei sospir, pietosa Luna.
Non fu giovin pastor, né ninfa ornata Là 've il piccol Mugnon s'aggiugne ad Arno, Che non gisse, in onor del giorno, altero. Sola io, già del mio mal presaga forse,
Nei campi fiesolan facea dimora Quasi d'ogn'altro e di me stessa schiva, Né Cintia, o Silvia, o Filli, o Galatea Mi potean trar di solitaria parte;
Tanta forza ha quel che destina Amore. Ascolta i miei sospir, pietosa Luna. Ivi senz'altra per l'amate rive Del mio caro Mugnon cantando andava.
Talor posando ove più l'erba è verde, O più vien dolce il mormorar dell'onde, Sciolta dal mondo e da tutte altre cure. Ascolta i miei sospir, pietosa Luna.
Né molto andai così, ch'appresso vidi Venir vêr me quel giovinetto altero Tutto soletto, e molti can dintorno. Un leggier dardo nella destra avea,
E il più caro levrier tenea con l'altra. Ascolta i miei sospir, pietosa Luna. Come il vid'io, come il mio cor s'accese! Come, lassa! in oblio venni a me stessa,
Quando a me tinto di vergogna onesta Disse: Qui son per queste piagge ombrose Vago di aver qualche selvaggia preda Per onorar laggiù Simeta e Delfi.
Ninfa leggiadra, se la vostra pace O il dolce sonno il mio venir conturba, Non vi sia, prego, il perdonarmi a sdegno, Ché mi dispiace ben vie più ch'a voi
Di noiar, lasso me! donna sì bella. Ascolta i miei sospir, pietosa Luna. Io ch'era pietra allor, non donna viva, Al suo cortese dir null'altro dissi
Che: Vi perdono; e voi per queste piagge Preda farete omai, gite sicuro..... Ma non seppi io sì far, che m'intendesse. Ascolta i miei sospir, pietosa Luna.
Così partissi, ed io pur con la vista L'accompagnai fin che passò quel colle; E se non era allor vergogna e tema, L'accompagnava il piè quel giorno e sempre.
Ascolta i miei sospir, pietosa Luna. Indi scacciata dalla notte oscura Tornai, come nol so, verso 'l mio albergo. Ben vide Amor che d'aspra doglia oppressa
Di pensier in pensier perdei più volte Quel cammin breve, che mi fu sì noto. Ascolta i miei sospir, pietosa Luna. Così piangendo ognor la notte e 'l giorno,
Dieci di mi passâr senz'altro dire, Tal che il volto, sembiante al pomo estivo, Venne in breve stagion qual pruna acerba. Gli occhi avea cinti di color dintorno
Quale all'autunno il Sol, se nube il vela; Er'io null'altro che nud'ossa e nervi, Sì che il speglio mi fea vergogna e tema. Ascolta i miei sospir, pietosa Luna.
Pur dal mal vinta alla compagna fida Fillide un giorno ogni mia doglia apersi, Non senza scuse, anzi menzogne forse. Né molto andò (come a dir lungo fôra)
Che poco lunge a lei l'altero amante Vidi io venire, e non men bello e caro Che al tristo giorno ch'io lo vidi in prima. Ascolta i miei sospir, pietosa Luna.
Qual io venissi allor ch'esta mia soglia Dal desïato piè vidi esser pressa, Dical non Dafni, no; che amor non sente: Dicanlo; se il sentîr già, Procri ed Ero.
Io ridir nol saprei, ché fuggì l'alma. Ascolta i miei sospir, pietosa Luna. Qual fu diletto, poi che tornò l'alma, Dell'ornato pregar, del volto onesto,
Che mi condusse a tal, che invidia al cielo Quel dì non ebbi né molt'altri ancora, Ben saprei dirlo, ma vergogna il vieta. Ascolta i miei sospir, pietosa Luna.
Così vivemmo ognor contenti e lieti, Né mai di biasmo alcun l'un l'altro morse, Che simil non fu mai dolcezza e pace. Ma, lassa me! l'altr'ier, surgendo il Sole,
Venne Amarilli a star per questi colli Ove in gran parte il dì spendemmo insieme. E poi che m'ebbe a pien tutto narrato L'amor di Tirsi e l'alta gelosia
Dì Melibeo, con la quistione antica Della sampogna tra Menalca e Mosso, Mi disse ardente amor nell'alma nato Al mio bel Dafni per novella donna,
Né sapea ben per chi, ma Cintia estimo, E che la notte e 'l dì di frondi e fiori Fea cantando adornar l'amata porta. Così disse Amarilli, e ben fu 'l vero.
Ciascun giorno solea due volte almeno Venirmi a riveder per le mie piagge, Poi lasciarmi a serbar le reti e 'l corno; Or son dodici Sol montati e scesi
Poi ch'io nol vidi, ché novella fiamma. Lo scalda tal, che me lascia in oblio. Ma tali ho nel mio vaso erbe, ossa e polve (Che pur mi diè staman la maga antica
Che sa l'onde arrestar, far gire i monti), Che ben te moverò, spietato sasso. Ma tu, notturna Dea, ché 'l tempo viene, I tuoi levi corsier nell'onde attuffa,
Ch'io porterò il mio mal fin che al ciel piace. Rèstati in pace omai, pietosa Luna. Restate in pace e voi, lucenti stelle, Fide compagne del silenzio oscuro,
E voi tutti, astri della notte amanti.
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