Vener, Palla e Giunone avean tra loro
Question più grave che del pomo d'oro,
Di chi più fosse il gran delfino Enrico;
E fer giudice Giove a tutte amico.
Forma, grazia, bellezza e cortesia
Mostran, Vener dicea, che di me sia.
E Palla irata: Or chi 'l vorrà levarme,
S'io l'ho fatto il maggior di senno e d'arme?
E Giunone: A me sola si richiede
Un di tal regno e di tal padre erede.
E Giove allor dal sacrosanto trono:
A ciascuna di par l'affermo e dono.
Disse Europa ad Enrico vòlto in toro:
Più in te, che in Giove volentier dimoro;
Che ben posso sicura e lieta andare
Sopra sì gran delfin per mezzo il mare.
Arïon quando Enrico rimirava
Che fatto un tauro Europa ne portava,
Disse: Cerca il tuo Giove, o donna ria,
E mi lascia il Delfin ch'è sede mia.