Benché tornar non veggia Il bel viso sereno In cui prima imparai che cosa è onore, Mai non sarà ch'io cheggia
Di sentir un di meno De' leggiadri pensier ch'adorno in core Ove si vede amore Lo qual spesso ringrazio
Che d'ogni impresa vile E d'ogni atto servile M'abbia ritratto in così breve spazio. O me sempre beato,
Se dir potessi altrui qual è il mio stato! Perché il piacer ch'io provo Spesse volte a fermarme Innanzi a voi sol coi pensieri è tale,
Che sventura non trovo La qual voglia apprestarme, Né mi par d'esser più cosa mortale. Dunque mia gioia quale
Era allor che d'appresso Dolce foco m'ardea, E i begli occhi vedea Ove, quanto Amor può, si legge espresso,
E sentia dir parole Da trar del mondo il fiel ond'ei si duole. E se non che imperfetta Rimaner mia dolcezza
Fa che a rendervi onor corsi sì tardo, Quello che altrui diletta Nulla fôra all'altezza Del piacer ch'io prendea dal vostro sguardo,
Che più presto che pardo Con l'usata pietade Mosse a farmi sapere Che a volervi piacere
Di virtù fossi amico e d'onestade, E credessi esser morta Donna che i bei desir non ha per scorta. Da indi in qua conosco
Che non è d'onor degna Bellezza che onestà molto non pregi. Però stassi il cor vosco, Ove è ben chi gli insegna
Di ciascuna virtù giunger ai pregi. I luoghi almi ed egregi, De' quai raro ne vidi, Talor va ricercando
Strettamente pregando Di ritrovarmi in sì soavi nidi, Caldo ancor di quel lume Che a volar verso il ciel mi diede piume.
Onde se più l'inganni Non mi tengon del mondo, Vostro e non mio saprò chi mi difende E chi antivede i danni
Da cui posto è in profondo Il divin raggio che nell'alma splende, La virtù che m'incende Di sì lunge a ben fare;
Perché vostra partita Non pur d'amara vita Cagion, ma di morir mi voglia dare. Già però nol consente
L'anima che ad ognor vi sta presente. Canzon, io prego sol che non ti stanchi Di gridar, che non sia Bella donna e gentil quanto la mia.
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