O sola del mio cor vera beatrice, Venuta a partir meco i duri affanni Ch'io sostengo nel mondo, ove mi fate Della vostra presenza esser felice,
Ed obliar tutt'i passati danni: Son pur questi i begli occhi, in cui mostrate Quanto la nostra etate Ha fra noi di leggiadro e di gentile.
Veggio certo quel viso almo e sereno Che d'altezza il cor pieno M'ha in breve fatto a sé tanto simile, Che ciò ch'ei sdegna ho per malvagio e vile.
Ma troppo è verso me tanto d'onore Che a voi cosa del ciel punto non grave Di star in luogo sì dispetto e strano. Vostra pietà fu prima a tormi il core,
A farlo col parlar dolce e soave Dalli studi del vulgo esser lontano; Onde alcun basso e vano Pensiero innanzi a lui punto non dura.
Poi con atto d'amor leggiadro e santo, Tolto dagli occhi il pianto, M'avete spesso incontro ogni sventura Renduta a contrastar l'alma secura.
Or veggendo allo estremo il duro passo Ove il protervo mondo e la fortuna M'avea giunto, e mancata esser la speme, Me per soverchio duol di viver lasso
Con quel valor, che glorïosa ed una Vi mostra in terra sì ch'altri ne geme, Presta e pietosa insieme Siete stata al mio scampo, i sdegni e l'ire
Che mi tenean d'ogni allegrezza in bando, In tal modo acquetando Che fier destin più non m'addoglia o gira: Tale amor forza da' bei lumi spira.
E non contenta d'aver posto fine Alli miei guai con più tranquilla vita, Volto il mio fosco in più quïeto stato, Per quai virtuti al ciel l'uom s'avvicina
Mi mostrate, e qual è breve salita Al vero onor, perché da me sprezzato Sia il ben mondan, cercato Sempre dal più di noi cupidamente.
Poi d'arte m'afforzate e di consigli Incontra alli perigli, Temendo non la cieca e instabil mente Si rivolga al piacer falso presente.
Dal terso, puro e prezïoso argento Che nella vostra man luce dall'auro, Nèttare io beo, ch'ogni futura doglia Non men disperde che la nebbia il vento,
Ed è d'ogni mio danno ampio restauro. Il sacro mirto onde non muove foglia La stagion che dispoglia D'onor le selve, io pregherò che stanco
Mai non si veggia di far ombra al viso Fatto nel paradiso, E che tanto appressar vi voglia almanco, Che vi s'appoggi il delicato fianco.
Deh qual error sì forte mi disvia Ch'io stia a parlar come a persona viva, A un morto segno, e in ciò diletto prenda! Ma grato anco l'error par che mi sia
E in odio ho il ver che di tal ben mi priva; E però voglio dir che ognun m'intenda, Acciò che onor si renda Là dove leggiadria s'ama ed apprezza.
Se della donna mia l'immagin sola Tutti i sensi m'invola, E porge all'alma singolar dolcezza, Or ch'è dunque a veder tanta bellezza?
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