Tu, che imitasti in terra il ciel tuonante
E con solforea polve Etna splendente,
Fosti di Marte in parte più possente,
E più che Giove in cielo fulminante,
Degna sei che di te Libetro cante,
Falce di morte orribile e stridente,
Benché recidi il fil d'ogni vivente
Con improviso momentaneo istante.
Or che da te fur dissipate e vinte
Barbare schiere ribellanti e pronte
A' nostri danni, e quai farfalle estinte,
De le sueche masnade esposte a fronte
Appo Bamberga a le trincee recinte
Di cadaveri e d'armi ergesti un monte.