Questa mole indigesta ed inconstante,
Tenebrosa, oziosa, e non vivente,
Lordura di natura, ombra del niente,
Caosso enorme de le forme amante;
Ogni essenza in potenza era davante
Che il cielo come un velo incontinente
Spiegar facesse fuor splendor lucente,
Divinità vitalità spirante.
Quivi chiuse, confuse, ed indistinte,
Giacean le cose ascose e senza impronte
D'elementi viventi, in buio tinte.
Dal poter, dal saver divino assonte
Furo l'Idee, le buone e ree distinte,
E a voi, Confusi eroi, l'opre son conte.