Milla cruda e superba, acerba e querola
Diventa, e si lamenta s'io rimirola,
E lagrimando e sospirando adirola,
Né piegola se pregola o venèrola.
Qual gel rigida e frigida sofferola
Perché mi dia mercé; ma non ritirola
Al mio voler, né a mio piacer raggirola,
Né mai pietosa o men ritrosa sperola.
Quanto più dal mio canto umìle onorola,
Tanto l'inaspro e qual diaspro indurola,
E mi macera e lacera se adorola.
Servitù non vo' più, troppo assicurola
Co' miei pianti costanti, e non essorola,
Onde non ardo più, la guardo, o curola.