Mille inventai, stampai carmi pindarici,
Non tetrici, anzi metrici ed omerici,
Agli amici poeti, e preti, e cherici,
Non a' critici scitici tartarici.
Questi son versi tersi, e non barbarici,
Che fan stupir, stordir li neoterici,
Muti gl'Ipparchi e gli Aristarchi iterici,
Cui do da bere al mio bicchiere agarici.
Non gli aita acquavita d'aspergirici,
Non sorbetti o confetti pittagorici,
Né ai loro spasmi cataplasmi empirici.
So ch'io sarò lodato in canti dorici
Da' miei forlani paesani illirici,
Tra 'l Vipao e 'l Timao de' Monti Norici.