Dunque io, che sono il dio di nobil arti,
Che tratto scettri, e plettri adopro esperti,
Che dispenso a' mortali uguali ai merti
Gli allori primi e ' più sublimi quarti,
Soffrirò (certo no!) che sieno sparti
A turba vil come a gentil miei serti,
E tra gli odei s'odano rei sconcerti
Di Beoti idioti, e amùsei Parti?
No, ché d'Aone o d'Elicone spirti
Cantar sdegnano a par di Zoili attorti
Di lauree no, ma di centauree e mirti.
Lunge dai nostri chiostri, antri, ombre ed orti
Vadano tra' Rifei, cadano in sirti,
Nel rio d'oblio, ne l'onda immonda assorti.