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1582–1655

XX

Ludovico Leporeo

Dunque io, che sono il dio di nobil arti, Che tratto scettri, e plettri adopro esperti, Che dispenso a' mortali uguali ai merti Gli allori primi e ' più sublimi quarti,

Soffrirò (certo no!) che sieno sparti A turba vil come a gentil miei serti, E tra gli odei s'odano rei sconcerti Di Beoti idioti, e amùsei Parti?

No, ché d'Aone o d'Elicone spirti Cantar sdegnano a par di Zoili attorti Di lauree no, ma di centauree e mirti. Lunge dai nostri chiostri, antri, ombre ed orti

Vadano tra' Rifei, cadano in sirti, Nel rio d'oblio, ne l'onda immonda assorti.

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