O tu, che con istile imo e pedestre
Le fortune dei re narri sinistre,
Di pianto in vece riso somministre
Negli atri ampi teatri e meste orchestre.
Cigno non sei già tu, ma graolo alpestre,
Emolator de l'armonie gallistre,
Indegno è il canto tuo che si registre
Su le colonne del ben dir maestre.
Per eternarti stampa non s'inchiostre,
Né con arte gentil libraio industre
T'indori i fogli e i bei zagrini inostre.
Ti circondino il crin bacche ligustre,
E Appollo a dito schernito ti mostre,
Non cantor, ma disnor di scena illustre.