O tu, che cieco indovinar ti vanti
Le sorti de' mortai qua giù nascenti,
E di mille una accerti, e l'altre menti,
Insano timpanier de' coribanti,
Parli di stelle fisse e d'astri erranti
Come di cose chiare a te presenti,
E con indegni e fievoli argomenti
L'aure accattando vai degl'ignoranti.
De la tua frenesia son sogni finti,
Aeree larve, imaginari monti,
Gieroglifici egizzi in ciel dipinti.
Venere, il padre, e 'l genero congionti
Trarti non ponno già dai laberinti
Del chiostro ove hai le travi e i marmi conti.