Tien in fren Tebro, Ren, Istro, Ebro e Xanto
L'udir dir che fuggir a par del vento
Dolor, rigor, rancor dal cor infranto,
E che in me più non è noia e tormento,
Schiavitù, servitù; né più m'avvanto:
Mi nodrisco in nemico intrico, e stento;
Di gentil, signoril, servil talento,
Di lai, di guai, ahi, che non scema alquanto!
Cagion ch'io son prigion in laberinto,
E Giove altrove piove, e già consonto
Mi fé, che in me non è gioia di Cinto.
Io ploro di martoro e muoro in Ponto,
Ché Roma doma, e la mia chioma ha scinto
D'onor, d'allor, e ognor mi reca affronto.